I rapporti interpersonali innescano molto frequentemente il meccanismo del senso di colpa. Si innesca una lotta per il potere, per il controllo dell’altro perché ciò genera sicurezza. Ecco che l’individuo apparentemente più forte, perché aggressivo o più deciso, impone le sue idee, bisogni e leggi all’altro, usando un mezzo molto potente: la manipolazione attraverso il senso di colpa.

In altre parole, l’individuo A costringe B a seguire le sue regole attraverso frasi del tipo: “mi fai soffrire con i tuoi comportamenti”, “ dopo tutto quello che ho fatto per te!” “ non merito che tu ti comporta in questo modo con me”. Spesso queste manipolazioni avvengono in famiglia e sono usate dai genitori per avere il controllo sui figli affinchè si adeguino non solo alle loro regole, ma a ciò che desiderano. Questa manipolazione è molto potente anche nei rapporti di coppia. Molti, sentendosi in colpa, arrivano a rinunciare alle loro esigenze più profonde sentendosi depressi o rompendo bruscamente il rapporto o sparendo nel nulla. 

ll sentimento di colpa fa parte del gruppo delle emozioni secondarie, ossia quelle non innate ma indotte dal contesto sociale in cui la persona vive. Il senso di colpa è una reazione ad una situazione in cui si è fatto o non si è fatto qualcosa in base alle norme interiorizzate e il cui effetto è stato negativo per sé e per gli altri. Il senso di colpa porta a un dispendio di energie inutile mentre queste potrebbero essere impiegate per il miglioramento di sé. Il senso di responsabilità, al contrario promuove l’azione per uscire dal circolo vizioso in cui si è caduti. Secondo un’altra teoria sarebbe causato dalla discrepanza tra il proprio benessere e la percezione della sofferenza altrui. Per fare un esempio chi sopravvive a un incidente si sente in colpa per la persona che invece è morta.

Un’ulteriore teoria a carattere sociale usa il termine auto-diretto per indicare il senso di colpa che nasce dalla differenza tra il sé reale e il se ideale a cui tutti tendiamo, quando la discrepanza è eccessiva, la persona sviluppa sempre di più i sensi di inadeguatezza e colpa perché non riesce a raggiungere la perfezione. Diverrà troppo scrupolosa, perennemente insoddisfatta e troppo critica verso se stessa e verso gli altri.

Un’altra teoria, quella cognitivista, fa risalire i sensi di colpa al processo di condizionamento che riceviamo fin dai primi anni di vita dalla famiglia, dalla società, dalla cultura e dalla religione di appartenenza. Tutta la serie di regole che acquisiamo e come veniamo trattati dai nostri genitori costituiranno le credenze su noi stessi, sugli altri e sulla vita in genere che fungeranno da filtro sugli stimoli a cui presteremo attenzione. In altre parole percepiremo, presteremo attenzione e di conseguenza, ricorderemo solo gli stimoli che sono conformi alle nostre credenze ignorando gli altri. il nostro sistema di credenze, oltre a condizionare il nostro modo di pensare e, di conseguenza, le nostre emozioni e il nostro comportamento, ci fa emettere giudizi continui su noi stessi e sugli altri, facendoci quindi sentire in colpa, inadeguati, sbagliati se non ci adeguiamo ai canoni e alle regole decise dagli altri.

È giusto non violare i diritti degli altri, ma non è giusto soccombere ai desideri altrui, impedendoci di vivere una vita conforme a noi stessi e alla nostra personalità. E’ necessario diventare più consapevole di noi, di ciò che ci piace e di ciò che non ci va bene e capire la differenza tra quelli che sono i diritti degli altri e i loro desideri. Il senso di colpa ci attanaglia tutta la vita, ecco perché ci sono persone adulte che, per esempio, si sentono perennemente in obbligo verso i genitori anziani che hanno condizionato la loro vita, che continuano a essere tiranneggiati per senso di riconoscenza o per essere accettati. Per riprendere i mano la loro vita queste persone devono convincersi che hanno il diritto a soddisfare le proprie necessità e essere se stessi. Il passaggio cruciale per raggiungere questo scopo è passare dall’autocondanna ad un atteggiamento non giudicante verso noi stessi e verso gli altri. manca la salutare domanda “ è giusto o sbagliato per me?”.

Secondo la citazione di Amélie Nothomb “il senso di colpa è un fenomeno assurdo: non sono mai i colpevoli a soffrirne. Spesso sono le vittime a farsene carico, solo perché occorre che qualcuno lo faccia”.

Le varianti del senso di colpa sono:

-la convinzione di non meritare di essere felici per traumi subiti nell’infanzia quando i genitori hanno dimostrato atteggiamenti sempre critici e negativi verso il proprio figlio, producendo l’interiorizzazione del genitore punitivo;

– le convinzioni religiose che si appellano a un dio terribile che punisce. In molti pazienti si riscontrano queste paure di una punizione divina per azioni o addirittura pensieri o emozioni provate;

– le dipendenze d sostanze, sesso, gioco d’azzardo, shopping compulsivo, perpetuano il malessere e l’ennesimo sbaglio per punirsi o per punire chi gli sta accanto;

– la depressione grave in cui l’individuo si condanna alla sofferenza

– il D.O.C o disturbo ossessivo compulsivo, quando la persona si autopunisce attraverso la condanna di un rituale.