Nelle normali situazioni, quando c’è qualcosa che non ci piace pensiamo a come sbarazzarcene e agiamo per farlo. Se non ci piace il pavimento sporco utilizziamo l’aspirapolvere, se non ci piace il programma in tv cambiamo canale, ecc. L’approccio umano alla risoluzione dei problemi può essere definito come: “se non ti piace qualcosa, pensa a come sbarazzartene e poi sbarazzatene”. Ma se noi utilizziamo questa strategia alla sofferenza interiore, spesso fallisce e riceviamo un contraccolpo. Immagina un tuo problema preciso e imponiti di non pensarci. Fai passare qualche minuto. Quante volte ci hai pensato?

Ora invece, lascia fluire i pensieri e accogli tutto ciò che ti viene in mente. Hai pensato di meno o di più al tuo problema specifico?

Nella prima fase, anche se sei riuscito a sopprimere quel tipo di pensiero per un certo tempo, quello torna più frequente di prima.

Quando cerchi di non pensare a qualcosa, lo fai creando questa regola verbale “non pensare a X”, questa regola contiene X, e così tenderà a evocare X, ci metteremo a pensare a qualcosa di diverso e ci ricorderemo perché stiamo pensando a qualcosa di diverso, così il pensiero preoccupante tende a crescere.

Questo differenzia l’avere pensieri ossessivi rispetto a non averne. Tutti abbiamo pensieri intrusivi, ma la continua ricerca e tentativi a non pensarci, determina l’ossessività del pensiero.